DI LUCE E POLVERE
Il nuovo romanzo della grande scrittrice tedesca Esther Kinsky, una dichiarazione d’amore al cinema e un poetico atto di resistenza al suo tramonto.
Mercoledì 16 aprile alle 18.30 nello SpazioZero di Pordenone, la nuova sala polifunzionale di Cinemazero, Esther Kinsky dialoga con Riccardo Costantini, curatore di Pordenone Docs Fest, con introduzione di Claudio Cattaruzza, direttore del Festival Dedica.
Dopo il successo di Rombo, il romanzo ispirato al violento terremoto che colpì il Friuli nel 1976 (Iperborea, 2023), l’autrice presenta il suo nuovo libro Di luce e polvere (Iperborea, 2025), tradotto dal tedesco da Silvia Albesano e disponibile in tutte le librerie dal 26 marzo.
L’interpretariato è a cura di Laura Amighetti.
Alle 20.30 proiezione del film Le meraviglie di Alice Rohrwacher, con introduzione di Esther Kinsky.
Biglietti disponibili sul sito di Cinemazero.
Esther Kinsky (1956)
Narratrice, poetessa e traduttrice, è una delle voci più alte e originali della scena letteraria tedesca, più volte candidata al Deutscher Buchpreis e insignita dei più prestigiosi riconoscimenti, come il Premio della Fiera di Lipsia, il Premio Paul Celan e il premio Adelbert von Chamisso. La sua opera, spesso paragonata a quella di W.G. Sebald, si distingue per la maestria narrativa con cui indaga l’esperienza umana dei luoghi, la memoria e il ricordo.
Dopo Macchia e Sul fiume (Il Saggiatore, 2019 e 2021), con il romanzo Rombo (Iperborea 2023) ha ricevuto il Premio Kleist ed è stata candidata al Premio Strega Europeo.
Di luce e polvere
«Mozi» recita l’insegna di un edificio abbandonato in un paesino dell’Ungheria. Significa «cinema» e cattura lo sguardo della narratrice di questa storia. Straniera in viaggio nella vasta piana ungherese, che appare come una terra incantata di orizzonti infiniti e nostalgia, non resiste all’impulso di comprare il cinema in disuso che è stato un tempo il centro vitale del villaggio. E ricostruendo la storia romantica e leggendaria dell’uomo che lo aprì nel dopoguerra, lo rimette in funzione con l’aiuto di personaggi degni dell’impresa donchisciottesca, come Józsi, l’ex proiezionista ora meccanico di biciclette, e la moglie Ljuba, che di lui si innamorò quando un fulmine interruppe la proiezione del suo film preferito. Così il dimenticato Mozi riprende vita, con un accurato programma d’autore per un pubblico pressoché inesistente, con le foto incorniciate delle stelle del passato e il glorioso diploma vinto a un concorso socialista del 1975, con le pellicole recuperate per i suoi imponenti proiettori novecenteschi e il loro prodigioso fascio di luce.
Esther Kinsky intreccia una storia tra realtà e fiaba, ricca di richiami ai grandi maestri del cinema, a un’accorata riflessione su quello che il cinema come luogo fisico è stato per meno di un secolo: una finestra magica che ampliava lo sguardo e accendeva sogni, uno spazio protetto dal mondo che offriva un’esperienza comunitaria condivisa, oggi sostituita dalla privatizzazione delle esperienze. E il suo racconto diventa un atto di resistenza poetica al tramonto del «grande tempio delle immagini in movimento».
mercoledì 16 Aprile, 18:30
Cinemazero
Pordenone - Piazza Maestri del Lavoro, 3
Ingresso libero.