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11.02.2022

APPRODA A UDINE IL PERCORSO DI AVVICINAMENTO A DEDICA

Sabato 12 febbraio approda a Udine il “percorso di avvicinamento” al festival
Alle 18 nel Caffe’ Caucigh, “Nous n’écrirons rien/Cantato, per Énard”. Dialoghi e partiture fra voce, musica e testo ispirate al romanzo “Ultimo discorso alla Società proustiana di Barcellona”
Con Beatrice Achille e Carlo Selan (fondatori del collettivo triestino ZufZone) e l’udinese Giovanni Zacchigna

 

Approda a Udine domani, sabato 12 febbraio, alle 18, nel Caffé Caucigh, (l’ingresso è gratuito, con prenotazione a info@libreriamartincigh.com, 0432 297112; in replica il 26 febbraio a Cervignano nella Casa della Musica), il percorso di Anteprima Dedica 2022, fatto di 13 appuntamenti pensati per accompagnare il pubblico al festival organizzato dall’associazione culturale Thesis, che si terrà a Pordenone dal 5 al 12 marzo e vedrà al centro lo scrittore francese Mathias Énard.

Nel suo libro, “Ultimo discorso alla Società proustiana di Barcellona”, traccia la sconfinata mappa della sua scrittura e della sua geografia interiore: da Beirut a Sarajevo, dalla Russia al Tagikistan fino alla Spagna. Una raccolta di poetici vagabondaggi che per Anteprima Dedica diventa “Nous n’écrirons rien/Cantato, per Énard”, dialoghi e partiture fra voce, musica e testo, con tre giovani, poliedrici e brillanti artisti del Friuli Venezia Giulia: i triestini Beatrice Achille e Carlo Selan, fondatori fra l’altro del collettivo ZufZone e l’udinese Giovanni Zacchigna, musicista che ha anche dato vita al trio Agrakal.

Fra letture sceniche, narrazioni in musica, concerti, conversazioni, attori, scrittori, musicisti, giornalisti e accademici stanno traducendo sul palcoscenico delle anteprime di Dedica tutte le suggestioni della narrativa di Énard, “lo scambio di sguardi fra Oriente e Occidente – spiega Andrea Visentin, curatore del progetto – e i valori che ritroviamo nei suoi libri: il dialogo fra le diverse culture, l’amicizia, la fratellanza, ma anche la dimensione del viaggio e dell’essere nomade che è propria di Énard e che di fatto ne fa un “senza patria”.

 

Approfondimento

“Il viaggiatore non conosce il viaggio / più dell’amante / le labbra dell’amata”.
Sta in questi tre versi il concentrato poetico di queste pagine di Mathias Énard. Il viaggio: la perlustrazione fisica del corpo della Terra (Libano, Polonia, Russia, Portogallo, Tajikistan, Andalusia, i Balcani, i mari…), atto erotico, voluttuoso, alla frusta di un mistero che chiede d’essere sondato, di una nostalgia che chiede d’essere ubriacata. Le labbra: soglia del dire, le parole prese in prestito (da tante lingue: spagnolo, catalano, russo, arabo, provenzale, persiano); le labbra, anche, porte che danno libero accesso all’ebbrezza che spiega, accompagna e maledice il viaggio (vino dolce portoghese, rakija balcanica, vodka in Russia o Polonia, araq in Medio Oriente…); le labbra, infine, superficie del bacio, contatto con la pelle altrui, luogo d’illusoria, transitoria compenetrazione, luogo d’incontro. È una viandanza intellettuale ed erotica quella di Énard (“come potrebbe il cuore toccare ciò che il corpo ignora”); a precederlo lungo il sentiero ci sono le infinite pagine che divora, gli studi, i versi di poeti come lui stesso avvinazzati. Sempre proteso verso un Oriente (il Libano, l’Asia, la Persia) anche interiore (Bosnia, Polonia, Andalusia), verso un’alterità che scuote e integra la propria identità: “Percorro a tentoni la tenebra occidentale, / le mie braccia attorno al mondo”…

Francesco Marilungo, Mangialibri.com